mercoledì, 01 luglio 2009, ore 09:16

Carissimi Amici,

oggi 1 Luglio e' l'inizio di un mese molto importante perchè tutto questo mese è dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù. Ci richiama a meditare sulla Passione di Gesù. Infatti è dedicato al ricordo del Suo Sangue sparso per la nostra salvezza. Quando Gesù sulla croce venne trafitto dalla lancia del soldato, uscì dal Suo Cuore un po’ di liquido, che non era solo sangue, ma sangue misto ad acqua.  

Da questo si capisce che Gesù ha donato tutto Se stesso per salvarci: non ha risparmiato proprio nulla. Inoltre è andato incontro alla morte volontariamente. Non era obbligato, ma l’ha fatto solo per amore verso gli uomini. Il Suo amore è stato veramente il più grande. E’ per questo che ha detto nel Vangelo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Se Gesù ha sacrificato la propria vita per tutti gli uomini, ciò significa che per Lui sono tutti amici: nessuno escluso.  Gesù ritiene amico anche il più grande peccatore di questa terra. Siamo suoi amici anche noi, tutte quelle persone che purtroppo a causa di errori di gioventu' si ritroviamo a vivere in situazioni non regolari come ad esempio un divorzio e un nuovo matrimonio non benedetto.  Tanto è vero che ha paragonato il peccatore ad una pecorella del Suo gregge, che si è allontanato da Lui, che si è smarrito nel deserto del peccato. Ma appena si accorge che si è allontanato va a cercarlo dappertutto, fino a quando l’ha trovato. In questo mese apriamo il nostro cuore a Gesù e facciamoci ritrovare da Lui....

Gesù ama tutti allo stesso modo, sia i buoni che i cattivi, e non esclude nessuno dal Suo grande amore. Non c’è nessun peccato che ci privi del Suo amore. Lui ci vuol sempre bene. Anche se tra gli uomini di questo mondo ci sono gli amici e i nemici, per Iddio no: siamo tutti Suoi amici.

Carissimi, voi che leggete queste mie povere parole, vi invito a fare un fermo proposito, se siete lontani da Dio, ad avvicinarvi a Lui con fiducia, senza paura, come ci dice San Paolo nella lettera agli Ebrei: “Accostiamoci con piena fiducia al trono della Grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati nel momento opportuno” (Ebr 4,16). Non dobbiamo perciò stare lontani da Dio: Lui è buono con tutti, lento all’ira e grande nell’amore, come dice la Sacra Scrittura. Lui non vuole il nostro male, ma solo il nostro bene, quel bene che ci rende felici su questa terra, e soprattutto dopo la nostra morte in Paradiso. Non chiudiamo il nostro cuore, ma ascoltiamo il Suo invito sincero e accorato quando ci dice: “Venite a Me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e Io vi ristorerò” (Mt 11,28). Che cosa aspettiamo ad avvicinarci a Lui, dato che è così buono e amabile? Se Lui ha dato la vita per noi, possiamo forse pensare che voglia il nostro male? No assolutamente! Chi si avvicina a Dio con fiducia e con semplicità di cuore acquista grande gioia, pace e serenità.

Purtroppo per tante persone lo spargimento del Sangue di Gesù è servito a nulla, perché hanno preferito il peccato e la dannazione eterna, piuttosto che la salvezza. Eppure Gesù vuole che tutti gli uomini si salvino, anche se molti fanno i sordi al Suo richiamo, e così senza accorgersi precipitano nell’inferno eterno.

Cari Amici, lasciate che lo ripeta: se siamo lontani da Dio non dobbiamo avere paura ad avvicinarci a Lui, e non rimandiamo la nostra decisione, perché domani potrebbe essere troppo tardi. Rendiamo utile il Sangue di Cristo sparso per la nostra salvezza, e laviamo la nostra anima con la Santa Confessione. Gesù ci chiede la conversione, il miglioramento della nostra vita con l’osservanza dei Suoi Comandamenti. La Sua Grazia e il Suo aiuto, ricevuti dal Sacerdote, ci farà vivere felici e in pace su questa terra, e un giorno ci farà godere la felicità eterna in Paradiso.

Per tutti coloro che invece vivono in situazioni irregolari e non possono accostarsi al Sacramento di Riconciliazione nè al Sacramento Eucaristico vi invito a non avere paura, a non sentirvi esclusi dalla mensa del Signore o dalla vostra Comunita' parrocchiale. Restiamo uniti a Dio, alla nostra parrocchia e ai nostri sacerdoti intorno all'altare. Il Signore è vicino anche a chi ha il cuore trafitto. La Chiesa non ci ha dimenticati! Tanto meno ci rifiuta e non è vero, come ci vuole far credere il maligno che la Chiesa ci considera indegni.

In questo mese dedicato al Sangue di Gesù riflettiamo e impegnamoci anche noi ad amare evitando di metterci sulla difensiva. Spogliamoci da quelle che crediamo siano  le nostre ragioni e impegnamoci a comprendere invece quale possono essere le ragioni di Dio.

Vi saluto di cuore. Il Signore ci benedica.

CHI E' SAN GASPARE DEL BUFALO? http://www.parrocchie.it/roma/sangaspare/testi/sgaspare.htm

vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





domenica, 14 giugno 2009, ore 08:34

Solennità
del Corpo e del Sangue
del Signore
 
 adorazione.2
  
Nel giorno in cui adoriamo in maniera speciale la presenza reale di Cristo dell'eucaristia, solennità con la quale termina l'itinerario Pasquale, nel momento in cui rendiamo omaggio al Santissimo Sacramento, è doveroso restituire alla memoria la pienezza dei sentimenti e dei significati che riguardano il mistero eucaristico.
 
L'eucaristia è sacramento, segno e realtà dell'alleanza definitiva, nuova e eterna di Dio con il suo nuovo popolo, stabilita nel sangue del suo figlio amato, Gesù Cristo.
Nell'eucaristia si trasforma la materia, si trasfigura l'universo, si divinizza l'umanità, si rende a Dio la sua gloria, alla creazione la sua bontà, alla storia il suo significato trascendente, all'essere umano la sua primitiva bellezza.
 
Nell'eucaristia si eleva il ringraziamento costante di tutta l'umanità a Dio per mezzo del suo Figlio per la creazione, per la redenzione, per l'effusione dello Spirito Santo.
L'amore di Dio, manifestato nel suo figlio unigenito, Gesù Cristo, è stato capace di instaurare l'azione con la quale ci accompagna tutti i giorni fino alla fine del mondo in modo del tutto discreto: la frazione del pane.
 
La consegna di Cristo nell'eucaristia  e la sua presenza reale ci trasforma in ospiti e casa del Signore; inoltre ci rende invitati a banchetto dell’Agnello. 
Nell'eucaristia ci è offerta la possibilità di relazionarci con Gesù Cristo, il figlio unico di Dio, nato da donna. Lo stesso che ha patito, che è morto, che è risorto, che regna glorioso, incoraggiando i suoi discepoli nel nuovo cammino di Emmaus.
 
Contemplando il mistero dell'eucaristia si riceve lo stimolo per vivere alla maniera del Signore in donazione totale e discreta in favore dei fratelli e di amorosa relazione con Dio.
 
La presenza di Cristo nell'eucaristia consente il ristoro nel cammino, la sosta nella giornata, la conversazione amica, lo sfogo dell'anima, l'esercizio di comunione, l'intuizione missionaria.
La presenza eucaristica è una scuola permanente di dedizione silenziosa, in modo di amare gratuito e costante, senza imposizioni, senza evasione.
 
Celebrare l'eucaristia è accettare un appuntamento con il cielo, accorrere al luogo dell'incontro più desiderato, ricevere la dichiarazione d'amore più intensa, sperimentare la vicinanza più intima del mistero di Dio.
vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





martedì, 02 giugno 2009, ore 21:41

Il Sacro Cuore di Gesù
  

 La pietà popolare dedica il mese di giugno alla devozione al Sacro Cuore di Gesù.
“Non v’è dubbio infatti che la devozione al Cuore del Salvatore è stata ed è tuttora una delle espressioni più diffuse e più amate della pietà ecclesiale.
Intesa alla luce della divina Scrittura, l’espressione “Cuore di Cristo” designa il mistero stesso di Cristo, la totalità del suo essere, la sua persona considerata nel suo nucleo più intimo ed essenziale: Figlio di Dio, sapienza increata; carità infinita, principio di salvezza e di santificazione per l’intera umanità. Il “Cuore di Cristo” è Cristo, Verbo incarnato e salvatore, intrinsecamente proteso, nello Spirito, con infinito amore divino-umano verso il Padre e verso gli uomini suoi fratelli ... Si può dire che la devozione al Cuore di Cristo è la traduzione in termini cultuali dello sguardo che, secondo la parola profetica ed evangelica, tutte le generazioni cristiane volgeranno a colui che è stato trafitto, cioè al costato di Cristo, trafitto dalla lancia, dal quale scaturì sangue ed acqua, simbolo del «mirabile sacramento di tutta la Chiesa». (Direttorio su pietà popolare e liturgia, 166-167)
 
La devozione al Sacro Cuore di Gesù nasce in Francia a Paray Le Monial, dopo una serie di visoni avute da Santa Margherita Maria Alacoque, nel corso delle quale Gesù che ha chiesto il suo impegno per la istituzione di una festa dedicata al Sacro Cuore.
 
Queste apparizioni ebbero luogo tra gli anni 1673 e 1675.
Un secolo dopo, ne 1765, la Santa Sede autorizzò i l’episcopato polacco e l’arciconfraternita Roma del Sacro Cuore a celebrare – appunto – questa Festa. Tuttavia solo nel 1856 il Papa Pio IX stabilì il culto universale di questa Festa, estendendola a tutta la Chiesa cattolica.
 
Il culto e la devozione al Sacro Cuore di Gesù si sarebbe convertita nella seconda metà del secolo XX in una delle celebrazioni più feconde della religiosità e della pietà popolare.
Chi ha sufficiente dimestichezza con le biografie dei Santi, dei Beati, e dei Fondatori dell’epoca citata può ben attestare che essi nutrirono fortemente una straordinaria devozione al Cuore di Gesù.
 
Certamente la devozione al Cuore di Gesù non è la celebrazione del culto di una parte anatomica del suo corpo; si tratta della devozione e del culto dello stesso Cristo Gesù e alla sua Persona, al suo essere il Figlio di Dio, il Redentore dell’uomo che con “cuore” infinitamente grande ha tanto amato i suoi da dare la vita per loro fino a morire in croce. Sulla croce quel cuore fu trafitto dalla lancia di un soldato e subito ne uscì sangue ed acqua, come ricordano i Santi Evangeli.
 
Di fatto l’iconografia di questa devozione non ha mai mostrato soltanto “il Cuore”, ma – come direbbe S. Agostino - il Cristo tutto, con il suo Cuore in mano (o altre nobili varianti). Ma l’oggetto della nostra adorazione è il Figlio Unigenito del Padre, Gesù Salvatore e Redentore; a Lui si dirige la nostra preghiera.
Canta la liturgia: “Venite adoriamo il Cuore di Cristo, ferito d’amore per noi”
 
 La devozione al sacro Cuore di Gesù è la quintessenza del Vangelo e del piano di salvezza di Dio per l’umanità; per cui il culto al Sacro Cuore è adorazione a Cristo come espressione dell’amore di Dio
Parlare del Cuore di Gesù parlare della sua umanità, di Colui che ci ha “amato con cuore d’uomo”.
Parlare del Cuore di Gesù è parlare dell’amore di Dio per gli uomini: “Ti ho amato con amore eterno!”
Ricordava ieri papa Benedetto: “Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno”
E aggiungeva: “Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo”.
 
Facciamo dunque festa al Cuore di Gesù in questo mese di giugno, consacrandoci a lui per beneficiare dei tesori del suo amore.
vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





lunedì, 01 giugno 2009, ore 10:18

(immagine prelevata dal sito: La Stampa.it)

L'inquinamento dello spirito mortifica l'Esistenza

"Quello che l'aria è per la vita biologica, lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l'ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l'esistenza spirituale", ha sottolineato.

"Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l'animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà. La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale".

 

vincenzacinzia
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria :





sabato, 30 maggio 2009, ore 11:51

Pentecoste è: pienezza della Pasqua. Dice Gesù: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (Gv 16,7). Gesù si riferisce alla sua morte necessaria per la Pasqua gloriosa. Cristo doveva morire e risuscitare per inviare il Paraclito (Spirito Santo) sui discepoli. “E’ bene per voi che io me ne vada”. Lo Spirito Santo viene dopo di Lui e grazie a Lui per continuare nel mondo, per mezzo della Chiesa, l’opera della Buona Novella della salvezza.

Sei tu conoscessi il dono di Dio”, disse Gesù alla samaritana (Gv 4,10). E’ tanto immenso questo dono, tanto infinito, tanto ci supera che abbiamo bisogno – in un certo senso – di accostarlo per gradi, quasi per punti: appunto attraverso la meditazione dei doni dello Spirito. E benché non si tratti di doni “isolati” ma di un unico grande dono con la propria irradiazione attraverso ogni espressione noi ci lasciamo raggiungere doni dello Spirito Santo così come sono enumerati nel Libro del profeta Isaia al capitolo 11: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio.

l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato da” (Rm 5,5). Come un profumo che emana la propria fragranza, l’unione del Padre e del Figlio si diffonde fino a noi.

La gioia più grande e il conforto che possiamo trovare non è fuori di noi, ma dentro di noi. Proviene dallo Spirito che è in noi come “consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo”.
vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





giovedì, 07 maggio 2009, ore 10:46

Messaggio di Benedetto XVI
ai Popoli di Terra Santa
 
Non vedo l'ora di essere tra di voi
 
Benedetto16.26 
Al termine dell’Udienza Generale Benedetto XVI ha detto: “Come sapete, dopodomani partirò per la Terra Santa. Perciò rivolgo ora uno speciale messaggio alle popolazioni Giordane, Israeliane e Palestinesi”.
 
E in lingua inglese ha proseguito:
 
Cari amici, questo venerdì partirò da Roma per la mia Visita Apostolica in Giordania, Israele e Territori Palestinesi. Vorrei questa mattina cogliere l'opportunità attraverso la radio e la televisione per salutare tutte le popolazioni di queste terre. Non vedo l'ora di essere insieme a voi e di condividere con voi le vostre speranze e aspettative così come i vostri dolori e le vostre battaglie.
 
Verrò fra di voi come un pellegrino di pace. La mia prima intenzione è quella di visitare i luoghi resi santi dalla vita di Gesù e di pregare presso di essi per il dono della pace e dell'unità delle vostre famiglie, e di tutti coloro che abitano in Terra Santa e nel Medio Oriente.
 
Tra i tanti avvenimenti religiosi e civili che avranno luogo durante il corso della settimana, mi incontrerò con rappresentanti delle comunità musulmane ed ebraiche con i quali abbiamo compiuto molti passi in avanti nel dialogo e nello scambio culturale.
 
In modo speciale saluto calorosamente i cattolici della regione e vi chiedo di unirvi a me nella preghiera affinché la visita porti molti frutti per la vita spirituale e civile di tutti coloro che risiedono in Terra Santa. Lodiamo tutti Dio per la sua bontà. Possiamo noi tutti essere popoli della speranza. Possiamo noi tutti essere saldi nel desiderio e negli sforzi per la pace”.
vincenzacinzia
P.link ¤ commenti (2) ¤ commenti (2)(popup)
categoria :





sabato, 02 maggio 2009, ore 22:58

Il mese di maggio
 
Madonna con Bambino. 6
Inizia il mese dedicato alla Madonna e molto caro alla pietà popolare. Tante parrocchie e famiglie, sulla scia di tradizioni religiose ormai consolidate, continuano a fare di maggio un mese "mariano", moltiplicando fervorose iniziative liturgiche, catechistiche e pastorali!
Il desiderio di intimità con la Madre di Dio e Madre nostra, sorge in noi spontaneamente. Vogliamo esserle vicini come lo si può essere con una persona viva: su di Lei, infatti, la morte non ha trionfato, ed Ella sta in corpo e anima accanto a Dio Padre, a suo Figlio e allo Spirito Santo.
Per capire il ruolo di Maria nella vita cristiana, per sentirci attratti verso di Lei, per cercare con affetto filiale la sua amorevole compagnia, non occorrono lunghe disquisizioni, anche se il mistero della maternità divina ha una ricchezza di contenuto su cui non si rifletterà mai abbastanza.
La fede cattolica ha saputo riconoscere in Maria un segno privilegiato dell'amore di Dio: Dio ci chiama fin da ora suoi amici; la sua grazia opera in noi, ci rigenera dal peccato, ci dà la forza affinché, pur nella debolezza di chi è sempre polvere miserabile, possiamo riflettere in qualche modo il volto di Cristo. Non siamo dei naufraghi cui Dio ha promesso la salvezza: la salvezza opera già in noi. Di fronte a Dio non siamo come ciechi che aspirano alla luce e tuttavia gemono fra le angustie dell'oscurità: siamo figli che sanno di essere amati dal loro Padre.
 
La devozione a Maria è stato uno dei fili conduttori e caratteristici del pontificato di Giovanni Paolo II, che ha scelto come "motto" del suo ministero l'espressione monfortana Totus tuus. Il Papa ha desiderato profondamente che ogni credente possa servirsi di Maria per arrivare più speditamente a Cristo. Maria è infatti, come recita un antico inno, la stella del mare, colei che nella navigazione della fede ci aiuta a non perdere mai la bussola, e a virare sempre verso Cristo. La Madonna è maestra di verità e segno della fede vera nel suo Figlio».
 
L'avvenimento mariano più importante di questo secolo è stato senza dubbio il Concilio Vaticano II, perché da esso è scaturita una prospettiva mariana che investe il campo dottrinale, liturgico, pastorale e devozionale.
Il Concilio ha voluto risituare Maria al punto di partenza e al centro stesso del mistero di salvezza. L'inserimento di Maria nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa può considerarsi un segno del rapporto di esemplarità che intercorre fra Maria e la Chiesa: la Vergine è tipo e compimento della Chiesa. Inoltre, la Vergine è Madre della Chiesa, giacché è Madre di Cristo e di tutto il Popolo di Dio, sia dei fedeli che dei Pastori. Paolo VI ebbe a cuore il proclamarlo solennemente a conclusione della terza sessione del Concilio, offrendo in tale titolo una sintesi della mariologia del Concilio (cfr. DC, 6.XII.64, col 1544). 
  
Sono pertanto due le chiavi per una rinnovata devozione mariana in linea con il Concilio: la scoperta di Maria nella contemplazione di quella donna che si è data liberamente nella fede ai piani e disegni di Dio, e la scoperta della Madre che ci ha amato nel vedere il suo Figlio donarsi in sacrificio per noi. In queste direzioni s'inseriscono i documenti mariani degli ultimi Pontefici e singolarmente le Esortazioni Apostoliche Marialis Cultus di Paolo VI (1974), Redemptoris Mater (1987) e Rosarium Virginis Mariae (2002) di Giovanni Paolo II. 
 
Ma la devozione a Maria in questo mese di maggio non deve limitarsi a un puro sentimento o a mere emozioni; deve tradursi in preghiera. Che sia dappertutto un mese di intensa preghiera con Maria con la quotidiana recita del santo Rosario. Si tratta di una preghiera semplice, apparentemente ripetitiva, ma quanto mai utile per penetrare nei misteri di Cristo e della sua e nostra Madre. E', al tempo stesso, un modo di pregare che la Chiesa sa essere gradito alla Madonna stessa. Ad esso siamo invitati a far ricorso anche nei momenti più difficili del nostro pellegrinaggio sulla terra.  

Giovanni Paolo II
 Scrive, al riguardo Papa Giovanni Paolo II: "Il Rosario pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto dl Cristo e all’esperienza delta profondità del suo amore". [Rosarium Virginis Mariae]
 
Quant’era provvidenziale la pia tradizione si era andata stabilendo nelle famiglie cristiane!
Dopo una giornata d’intenso lavoro, raccolti nella quiete serena delle pareti domestiche, genitori e figli si riunivano intorno a un’immagine della Vergine Santa per pregare il santo Rosario. I vecchi innalzavano la loro preghiera nel pieno della loro maturità, i fanciulli imparavano, pregando, ad amare la famiglia, prima chiesa domestica.
E la benedizione di Maria pioveva abbondante sui cuori di tutti.
Il Rosario in famiglia era uno degli atti più solenni e preziosi della vita familiare. 
Il Rosario era il mezzo per elevare la mente, rasserenare i cuori, trovare conforto nelle sofferenze, educare i fanciulli e, soprattutto, unire i cuori dei familiari e volgerli tutti a Dio.
Il Rosario era davvero la preghiera familiare per eccellenza. 
 
Certo, oggi viene piuttosto da chiedersi se tutte le famiglie cristiane apprezzano ancora o, addirittura, se conoscono la preghiera del Rosario! Molte, forse la maggioranza, lo considerano un costume ormai sorpassato e questo non è certo un segno confortevole per la vita cristiana.  
 
PioXII
Pio XII
L’invito a non trascurare la recita del Rosario soprattutto nel mese di maggio viene da lontano. Nel 1951, il papa Pio XII così scriveva: "…è soprattutto in seno alla famiglia che Noi desideriamo che la consuetudine del santo Rosario sia ovunque diffusa, religiosamente custodita e sempre più sviluppata. Invano, infatti, si cercherà di portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società domestica, principio e fondamento dell’umano consorzio, non sarà ricondotta alle norme dell’Evangelo. Per ottenere un compito così arduo, Noi affermiamo che la recita  el santo Rosario in famiglia è un mezzo quanto mai efficace" (Enc. Ingruentium malorum1951). 
 
 
Paolo VI.7
Paolo VI
Anche papa Paolo VI attribuiva una straordinaria importanza al Rosario recitato in famiglia: "Non v’è dubbio - scriveva - che la Corona della Beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci ‘preghiere in comune’ che la famiglia cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e vivamente auspichiamo che, quando l’incontro familiare diventa tempo di preghiera, il Rosario ne sia l’espressione più gradita" (Marialis Cultus 53). 
  
 
 Benedetto XVI
  
E Benedetto XVI: "Voglio esprimere a Maria la mia gratitudine per il sostegno che mi offre nel quotidiano servizio alla Chiesa. So di poter contare sul suo aiuto in ogni situazione; so, anzi, che Lei previene con materno intuito ogni necessità dei suoi figli e interviene efficacemente per sostenerli: questa è l'esperienza del popolo cristiano fin dai primi suoi passi a Gerusalemme".
E in un'altra occasione ricordava: "Il Rosario è preghiera contemplativa e cristocentrica, inseparabile dalla meditazione della Sacra Scrittura. E' la preghiera del cristiano che avanza nel pellegrinaggio della fede, alla sequela di Gesù. Vorrei invitarvi a recitare il Rosario in famiglia, nelle comunità e nelle parrocchie per le intenzioni del Papa, per la missione della Chiesa, per la pace nel mondo".
 
Con la recita del Santo Rosario, la famiglia cristiana, sull’esempio di quella di Nazaret, diventa una dimora di santità e una scuola efficacissima di vita cristiana. La considerazione dei misteri della Redenzione, infatti, insegna agli adulti a specchiarsi quotidianamente negli esempi di Gesù e Maria nelle vita domestica di Nazaret (misteri gaudiosi), a ricavare da Loro conforto nelle avversità (misteri dolorosi) e a tendere costantemente verso i beni celesti, cercando sempre "le cose di lassù" (misteri gloriosi).
Il Rosario, inoltre, porta i piccoli a conoscere le principali verità delle fede, facendo germogliare nelle loro anime, quasi naturalmente, la carità verso il Redentore.
 
Papa Giovanni Paolo II, che molte foto ritraggono con la corona del Rosario in mano, ci ricorda dal paradiso: “il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera….La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio.. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l'itinerario di crescita dei figli …. Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di « sosta orante » della famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare. 
Riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana.
  
rosario
« O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci riannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia. A te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo ». (cfr. Rosarium Virginis Mariae). 
vincenzacinzia
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria :





mercoledì, 29 aprile 2009, ore 09:04

Abbraccia Gesù crocifisso, amante ed amato

"Carissima sorella in Gesù. Io, Caterina, serva dei servi di Gesù, ti scrivo nel suo sangue prezioso, desiderosa che ti alimenti dell’amore di Dio e ti nutri di esso, come al seno di una dolce madre. Nessuno, infatti, può vivere senza questo latte!

Chi possiede l’amore di Dio, vi trova tanta gioia che ogni amarezza gli si trasforma in dolcezza, e ogni gran peso gli si fa leggero. Non c’è da stupirsene, perché, vivendo nella carità, si vive in Dio:

“Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”.

Vivendo in Dio, dunque, non si può avere alcuna amarezza, perché Dio è delizia, dolcezza e gioia infinita!

È questa la ragione per cui gli amici di Dio sono sempre felici! Anche se malati, indigenti, afflitti, tribolati, perseguitati, noi siamo nella gioia.

Quand’anche tutte le lingue maldicenti ci mettessero in cattiva luce, non ce ne cureremmo, ma di ogni cosa ci rallegriamo e gioiamo, perché viviamo in Dio, nostro riposo, e gustiamo il latte del suo amore. Come il bambino attira a sé il latte dal seno della madre, così noi, innamorati di Dio, attingiamo l’amore da Gesù crocifisso, seguendo sempre le sue orme e camminando insieme a lui per la via delle umiliazioni, delle pene e delle ingiurie.

Non cerchiamo la gioia se non in Gesù, e fuggiamo ogni gloria che non sia quella della croce.

Abbraccia, dunque, Gesù crocifisso, elevando a lui lo sguardo del tuo desiderio! Considera l’infuocato amore per te, che ha portato Gesù a versare sangue da ogni parte del suo corpo!

Abbraccia Gesù crocifisso, amante ed amato, e in lui troverai la vita vera, perché è Dio che si è fatto uomo. Arda il tuo cuore e l’anima tua per il fuoco d’amore attinto a Gesù confitto in croce!

Devi, poi, divenire amore, guardando l’amore di Dio, che ti ha così tanto amata, non per qualche obbligo che avesse con te, ma per puro dono, spinto soltanto dal suo ineffabile amore.

Non avrai altro desiderio che quello di seguire Gesù! Come inebriata dall’Amore, non farai più caso se ti troverai sola o in compagnia: non preoccuparti di tante cose, ma solo di trovare Gesù e andargli dietro!

Corri, Bartolomea, e non star più a dormire, perché il tempo corre e non aspetta un solo attimo!

Rimani nel dolce amore di Dio.

Gesù dolce, Gesù amore."

Dalle “Lettere” di Santa Caterina da Siena (1347-1380) (lettera n. 165 a Bartolomea, moglie di Salviato da Lucca)

 

Preghiera

O inestimabile Amore! Tu ci illumini con la tua sapienza, perché possiamo conoscere noi stessi, la tua verità e i sottili inganni del demonio.

Con il fuoco del tuo amore accendi i nostri cuori del desiderio di amarti e di seguirti nella verità.

Tu solo sei l'Amore, degno di essere soltanto amato! (di S. Caterina da Siena)

A cura del "Movimento dei Focolari"

vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





lunedì, 27 aprile 2009, ore 14:45

"Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto vi sarà dato in più". Ecco perché io attendo serena: perché i giorni passano nell’attesa di Lui, che io amo nell’aria, nel sole che non vedo più, ma che sento, ugualmente, nel suo calore, quando entra attraverso la finestra a scaldarmi le mani; nella pioggia che scende dal cielo per lavare la terra.


Benedetta Bianchi Porro

vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





martedì, 21 aprile 2009, ore 21:39

Testimoni del Risorto
  
Cristo Risorto
Cristo è risorto! E l’ha fatto per tutti noi.
Egli è la primizia e la pienezza di una umanità rinnovata.
La sua vita gloria è come un incommensurabile tesoro, a cui tutti siamo chiamati a partecipare fin d’ora.
 
Mediante il battesimo, la nuova vita del Risorto è entrata nel nostro essere e nella nostra esistenza e conferisce in germe la grazia della nostra futura risurrezione.
La Lettera indirizzata dall’apostolo Paolo ai Colossesi ricorda ai battezzati: “Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove sta Cristo assiso alla destra del Padre...”.
In Cristo tutto acquisisce senso e significato nuovo. Nella Pasqua tutti siamo chiamati a trasfigurarci, a liberarci dalla schiavitù del peccato e a condividere la vita nuova e gloriosa del Cristo risorto.
 
Aver celebrato in spirito e verità la Pasqua è un impegno di vita e di testimonianza.
 
Gli Apostoli furono prima di tutto testimoni vivi della resurrezione di Gesù. La Pasqua di Risurrezione ci chiama ad accogliere il dono di Dio Padre nel Cristo Vivente e a trasmettere questo messaggio alle nuove generazioni.
E’ questo il nostro fondamentale e più sacro dovere: trasmettere con la parola e con la testimonianza delle buone opere la Buona Notizia che in Cristo la vita ha vinto la morte.
 
La Pasqua chiama tutti i battezzati a vivere il proprio battesimo; tramite questo sacramento siamo stati trasformati in uova creatura. La nostra gioia sarà vera se la nostra vita incrocerà veramente il Risuscitato: per il credente non c’è gioia più sincera e più profonda: nessuno e da nessuno potremo avere quella gioia vera che solo Cristo può donarci.
Per questo l’amato Papa Benedetto proprio all’inizio del suo ministero petrino ha ricordato agli uomini del nostro tempo: “non c’è gioia più grande che quella di lasciarsi raggiungere ds Cristo Gesù”. 
 
L’incontro personale con il Risorto segnerà tutta la nostra vita, la nostra relazione con i fratelli e con tutta la creazione.
 
Testimoniamo la gioia della Pasqua!
Testimoniamo Cristo Risorto.
Testimoniamo la gioia del nostro incontro con il Risorto con la stessa semplicità e con la stessa forza che contengono le parole della Scrittura: “Voi conoscete ciò che è successo. Gesù ci ha incaricato di predicare al popolo dando solenne testimonianza che Dio lo ha nominato giudice dei vivi e dei morti”.
 
Dobbiamo proclamare Cristo risorto e invitare tutti gli uomini e le donne del millennio a vivere la Pasqua di Risurrezione.
 
Proclamiamo e viviamo la Vita nuova del Risorto là dove gli uomini e le donne sono feriti nella loro intimità, nella loro vita e nella loro verità.
 
     La Pasqua ci ha fatto scoprire che la nostra vita è stata essenzialmente trasfigurata dalla risurrezione di Cristo. Egli ha vinto il potere del demonio con tutte le sue conseguenze: aggressività, violenze, guerre, la ricerca dell’immediato e relativo, il potere per il potere, l’oppressione e l’ingiustizia.
     La Pasqua ci ha invitato e sollecitato a pregare e a benedire, invece che maledire e diffamare.
     La Pasqua ci ha chiamato ad amare invece che a odiare.
     La Pasqua ci ha chiamato a essere promotori della sacralità e della cultura della vita contro la cultura della morte, costruttori di pace di giustizia, di amore e di verità.
 
Coraggio, allora!
Tutti testimoni del Risorto perché la Pasqua continui.
.
vincenzacinzia
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria :





<BGSOUNDSRC="http://www.miocarobabbonatale.it/sounds/midi/song264.mid" AUTOSTART="TRUE" LOOP="TRUE" CONTROLLER="TRUE" WIDTH="180" HEIGHT="40" ALIGN="CENTER" PLAYCOUNT="10">